Nel marzo 1928, agli esercizi, era stato colpito profondamente dalla biografia scritta dal salesiano Don Cojazzi sulla figura di Piergiorgio Frassati (deceduto tre anni prima).
Ma ciò che sembrava stare veramente a cuore a Lazzati
in quegli anni di formazione intellettuale e spirituale
era la risposta a un interrogativo di fondo: qual è la
volontà di Dio nei miei confronti? A cosa mi chiama Dio?
Lazzati lo veniva intuendo, seguendo l'esempio di Pier
Giorgio. Sentiva che Dio lo chiamava alla santità. Santità
come responsabilità per sacerdote, religiosi o laici.
lmportante è stato anche l'incontro del giovane Lazzati con Il
Cardinale Schuster nuovo Arcivescovo di Milano.
L'incontro tra i due avvenne
quando l'arcivescovo
chiese che gli venisse presentato lo Statuto della «Santo Stanislao» e, dopo
aver augurato ai giovani soci di continuare nelle attività svolte, fissava loro
un appuntamento per l'8 novembre.
In quel giorno Schuster si recò a far visita all' Associazione e lì individua
puntualmente Lazzati poiche è al giovane universitario che è affidato il
compito di
presentare la «Santo Stanislao» al nuovo Arcivescovo.
Schuster ha certamente ascoltato con benevola attenzione
quel giovane che stava parlando, forse ricordando il suggerimento
cristiano nella regola di San Benedetto secondo la quale
l'abate chiede consiglio anche al più giovane, «perché
spesso è al più giovane che Dio rivela le decisioni migliori».
Sono seguiti mesi di serio impegno che hanno portato Lazzati a
laurearsi nel
1931 con pieni voti assoluti e lode con una tesi su Teofilo di Alessandria,
pubblicata poi da Vita e Pensiero nel 1935.
In quello stesso anno e nel successivo Lazzati è stato allievo ufficiale
concludendo il corso come sottotenente degli Alpini.
Contemporaneamente Don
Ettore Pozzoni, divenuto Assistente Diocesano dei Giovani di A.C., avendolo
conosciuto nei primi anni della sua presenza alla «Santo Stanislao», lo
invitava a collaborare con la Federazione della Gioventù Cattolica ambrosiana
come Incaricato Studenti.