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Presidenza diocesana della Gioventù di AC
Lazzati è ancora sotto le armi quando, quasi contemporaneamente, diventa assistente del Prof. Ubaldi, col quale si era laureato il 21 ottobre 1931, e si sente chiamare a impegnarsi nella Gioventù Cattolica milanese da una persona a cui non può dire di no: don Ettore Pozzoni, il suo primo catechista alla Santa Stanislao. Don Pozzoni era Assistente diocesano della Gioventù Cattolica e aveva bisogno di qualcuno che si occupasse, su base diocesana, degli studenti iscritti all'associazione.
È Lazzati stesso che ci ha lasciato una testimonianza del
processo di... iniziazione cui lo sottopose don Pozzoni.
«Fu all'inizio degli anni Trenta che
don Ettore... venne a pescarmi per introdurmi nell'ambiente
della Federazione giovanile di Azione Cattolica, ambiente
a me del tutto ignoto per una separazione e, si può dire,
estraneità voluta da mons. Testa tra la "Santo Stanislao"
e l'Azione Cattolica. Fu così che mi trovai a dovermi occupare
degli studenti presenti nelle associazioni giovanili e la
cosa avvenne sotto lo stimolo e con il sostegno di don Ettore
che -lui solo sa il perché - voleva fare del chiuso e timido
studente universitario il continuatore dell'organizzazione
della Gioventù Cattolica ambrosiana»
Ma il progetto non era quello di avere un nuovo Delegato
diocesano degli studenti per aiutarlo in quel settore associativo.
Il suo progetto, chiamando Lazzati, era più ambizioso anche
se Lazzati non ne sapeva nulla; fare di lui il Presidente
della Federazione diocesana della Gioventù Cattolica. Progetto
che matura non molto dopo nell'Assemblea federale del 13 maggio
1934 che elegge Lazzati Presidente Diocesano.
L'impegno nella Azione Cattolica sarà molto importante per Lazzati. Egli vi sarà impegnato attivamente fino alla deportazione nei Lager tedeschi nel settembre 1943.
È in questo periodo che Lazzati si rivela un vero leader e dimostra di avere uno speciale carisma educativo. Ed è a partire da quegli anni che, per oltre mezzo secolo, Lazzati ha approfondito una doppia intuizione: quella della responsabilità dei laici nella Chiesa e nel mondo e quella del valore cristiano nella realtà secolare.
Della sua esperienza di Presidente Diocesano della Gioventù
di Azione Cattolica ha lasciato una bella testimonianza Mons.
Pietro Zerbi che lo conobbe allora. Egli ha scritto: "Volendo
indicare i tratti fondamentali ed anche i punti di forza della
presidenza di Lazzati, comincerei dalla fede. La sua opera
di formazione dei giovani cominciò sempre di lì. Voleva una
fede forte e consapevole, nutrita di studio teologico, proporzionato
alla cultura del singolo si intende - ma seria e approfondita.
Come tutti i formatori di anime giovanili, egli aveva perfettamente
capito che quello, e solo quello, è il problema fondamentale,
risolto il quale tutti gli altri si sciolgono, mentre là dove
manca tale premessa, nulla sta in piedi a lungo andare". E
ancora: "Quando rievoco, prima di tutto per me, una personalità
di cristiano, mi piace conoscere, se la cosa è possibile,
come pregava; come parlava con Dio, prima che con gli uomini.
Posso annotare pochissimo su questo punto; anzi, una cosa
sola: l'impressione ricevuta da Lazzati immerso in solitaria
preghiera, che ebbi più di uan volta alle "quattro giorni",
è una delle più vive e profonde che lui abbia avuto. Non so
se mi sia mai accaduto di vedere un uomo pregare così. La
parola umana qui non può soccorrere, nè mi piace indugiare
su questo tema, che si presta alle facili, generiche, esteriori
esaltazioni, oppure può indurre alla pretesa di penetrare
là dove non è consentito a uomo. Dirò soltanto che non mi
meraviglierei di sapere, un giorno, che egli era giunto, nell'orazione,
ad un grado molto alto di unione con Dio".
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