L'Istituto Secolare Cristo RE
"GIUSEPPE LAZZATI: UNA SCELTA E UNA PROPOSTA DI VITA" di Armando Oberti


La decisione che prese, infatti, non fu certo istintiva.
Egli ha sempre praticato e poi insegnato a tener conto, in ogni ambito, in ogni contesto, a proposito d'ogni problema, della ragione come capace di guidare le decisioni anche contro l'impeto degli istinti.
La decisione di Lazzati è la decisione di un adulto; di uno, cioè, che è in grado di assumere da sé le decisioni di fondo che riguardano la propria vita, facendo appello alla propria coscienza, che è coscienza critica, dopo averla interrogata in profondità. Ciò mi pare espresso in modo lucido nella sua risposta a Gemelli:
«Molto rev.do padre, quale sia per essere la mia risposta alla sua lettera dopo l'ultima adunanza, attraverso le affermazioni fatte e la discussione seguitane, penso non sia difficile immaginare: con la presente le rassegno le mie dimissioni dalla Pia Unione dei Missionari della Regalità.
Il mio giungere quasi al termine della scadenza fissata alle nostre risposte può in parte dirle quanto io abbia pensato e pregato e quanto doloroso sia il decidermi a scrivere. Mentre lo faccio un tumulto dì pensieri e d'affetti s'agita in me quasi volesse farmi ancora differire e chiedere tempo a pensare. Ma ho la certezza di agire secondo coscienza e sono tranquillo quando considero le cose nella preghiera innanzi a Dio.
Ed è innanzi a Dio che mentre rinnovo la mia promessa dì fedeltà alla vocazione di cui ella fu strumento, depongo pure l'offerta di questo mio intimo dolore, nel momento del distacco da cose ed affetti che tanto posto hanno nella mia vita, per chiedere che essa mi ottenga maggiore generosità nella mia consacrazione a Lui.
Segno di essa mi resta il crocefisso ricevuto dalle sue mani: voglia anche la carità della sua preghiera chiedere per me una conformità sempre maggiore ad esso perché sia franca e feconda la mia corrispondenza al dono divino. Con filiale affetto chiedo la sua paterna benedizione»
.

Tra coloro che si staccarono dal sodalizio gemelliano, c'erano alcuni che condividevano le idee di Lazzati o che lo sentivano come guida per la consuetudine che ne avevano nel lavoro in Azione cattolica. Essi fecero di Lazzati stesso il loro punto di riferimento.

In definitiva, Lazzati e il gruppetto che si unì informalmente a lui, dopo aver scoperto l'incompatibilità tra la propria vocazione di laicità e il progetto gemelliano, scoprì che tale vocazione, che suppone una vera e propria consacrazione a Dio della propria laicità, non è né vivibile nell'individualità né nell'individualità può trovare sviluppo.
Occorre uno strumento, una forma comunitaria di vita che sostenga e stimoli i singoli. Ma un organismo che non sia, come quelli del progetto gemelliano di cui avevano fatto esperienza, funzionale a una o più specifiche opere cristiane e a una forma di apostolato laicale, limitando con ciò stesso l'orizzonte di un impegno cristiano che, in quanto tale, sia totalmente ecclesiale.

Lazzati comprese bene che l'unico vero riferimento ecclesiale che poteva avere era il vescovo e nessun altro fuori del vescovo.
Ed è al suo vescovo che si rivolse per sottoporre al suo discernimento spirituale la propria vocazione e il progetto che comportava nonché la situazione del suo gruppo.

Oggi si può dire che tale ricorso fu provvidenziale. Il 22 gennaio 1939 Lazzati poteva scrivere ad un amico:
« Sappi dunque, che fui da S. Em. il cardinale per ragguagliarlo sulla situazione mia e vostra della quale era assolutamente ignaro. Con grande bontà mi fece animo ad esporgli, con tutta confidenza, 1'avvenuto: ciò che feci […] Con grande serenità mi incoraggiò e mi disse che l'accaduto non deve affatto avvilirci. Egli se ne rende perfettamente conto e comprende il nostro modo di agire. Gli esposi allora quello che mi sembra mio dovere e di cui mi sento la responsabilità, la volontà, cioè di dare vita a qualche cosa che corrisponde ai nostri bisogni per non tradire la nostra vocazione. Studiò con me alcune possibilità e persuaso della necessità di qualcosa di particolare concluse con queste parole: Da oggi prego per questo e sono disposto ad aiutarvi: nella Chiesa di Dio c'è posto per tutte le forme. Prega e fa pregare e poi torna da me con un progetto. Soprattutto sta di buon animo».

La messa a punto del progetto richiese circa un anno di riflessione e di lavoro il cui frutto, nel marzo 1940, era costituito da una prima bozza di statuto da presentare al card. Schuster.

Quel primo documento, che Lazzati sottopose a Schuster, conteneva l'espressione originale del carisma del fondatore e dell'istituto.
Sarebbe importante, quindi, farne un'analisi puntuale approfondita, che tenga conto del linguaggio utilizzato e degli influssi di cui risentiva o a cui faceva riferimento.