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Gli anni del "Lager" (dal 1943 al 1945)
STABLAK
(settembre 1943)
«Ero a Stablak- ha scritto Pietro Ferranti - poco
sotto Koenigsberg quando sentii parlare di lui la prima volta,
un chiaro mattino del triste settembre del '43. Fu padre Villa,
un simpaticissimo francescano conosciuto fra gli Alpini di Merano,
che vedendomi mi gridò: "Sai c'è qui Lazzati!" -
e la sua voce esprimeva insieme gioia e soddisfazione. Era vero,
avere Lazzati con noi rappresentava senza dubbio un grande conforto,
una cara consolazione e la notizia mi riuscii subito graditissima
e cercai di lui immediatamente, però nel tempo stesso
che anche lui fosse stato coinvolto nella mia stessa dura sorte,
ed al danno che veniva a subirne la Gioventù cattolica
milanese.
Poco dopo mi imbattei nel sott. De Mattio,
già mio istruttore al V Alpini e giovane di A.C. di Bolzano -"Sai?
- mi dice - ho conosciuto in questi giorni il vostro presidente, Lazzati: ha
organizzato il Gruppo del Vangelo... che giovane! ... che giovane! ... e che
cultura! Che cosa insegnava alla "Cattolica" ? Ed i suoi occhi
brillavano di un intimo, gioioso entusiasmo.
Trovai Lazzati
davanti a una finestrella, in una baracca, alle prese con una lametta da rasoio
e uno specchietto appeso a un chiodo troppo alto perché la "barba"
potesse riuscire una operazione semplice".
Confesso che quella scena mi intristì parecchio: avrei preferito non
vedermelo li, così, avrei preferito non sapere niente di lui, pensarlo
ancora tra il dinamico lavoro della sua Milano. Mi vide, "Oh! ciau, te se chi
anca ti?". E la sua voce suonava calma, serena, buona, quella di sempre. Non
lo lasciai più, e attorno a lui ci stringemmo tutti quanti ci
riconoscemmo giovani di A.C. formando un bel gruppetto che molte volte ci fece
dimenticare le tristezze del reticolato.
E da allora, dirigendo lui iniziammo
tutta un'attività spirituale cercando di dare un po' di bene, di
conforto, di luce alla massa dei fratelli ancora storditi incerti, assenti.
E fu la S. Messa dialogata del mattino, furono le pacate conversazioni
a tu per tu tra una baracca e l'altra, durante le interminabili
ore quotidiane, fu il rosario serale meditato, fu il "Gruppo
del Vangelo" tanto frequentato, che immancabilmente, Lazzati
concludeva lui magistralmente, come solo lui sapeva fare, attirando
ogni sera sempre più folto l'uditorio e rivelando, a
molti forse per la prima volta, le verità dell'aureo
libretto. E in breve si venne a vere e proprie ascoltatissime
lezioni di esegesi, di apologetica, di patristica, per cui volentieri,
anche dai più renitenti, veniva tralasciata la partita
di "pocher" o la lettura del romanzo o la discussione sugli
avvenimenti delle ultime settimane.
Pochissimi giorni e già la figura del "biondo" professore era
nota in tutto il vasto campo ed il suo nome in bocca a tutti e le sue parole, a
sera, attesissime. E noi che lo circondavamo, suoi amici prediletti, ne
andavamo tanto contenti e tanto orgogliosi».
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